lunedì 9 giugno 2014

Esami

Questo spazio è dedicato all'esame del Modulo Etica e Procurement. Prova a rispondere alle domande del docente, come fossi all'esame, oppure poni tu domande ai tuoi colleghi e/o al docente.

87 commenti:

  1. Qual è la differenza tra un desiderio ed un interesse secondario?

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    1. E' molto difficile provare l'esistenza o semplicemente riconoscere la presenza del desiderio di un soggetto da parte dei terzi. Un interesse secondario, invece, è potenzialmente riconoscibile anche dall'esterno e racchiude in sé un desiderio, mentre non è sempre vero il contrario.
      Inoltre credo che il desiderio non implichi necessariamente il soddisfacimento di un bisogno, inteso nel senso di un vantaggio, cosa che invece è sempre presente quando si parla di interesse.

      Arianna Patrignani

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    2. Al riguardo riterrei utile richiamare i riferimenti della letteratura. In merito, per Carson, anche il solo desiderio di promuovere o ostacolare una terza parte genera un CdI. Ciò significando che non è necessario che l'individuo tenga un comportamento opportunistico, ma basta che si trovi in difficoltà nell'assolvere i propri doveri. Per Boatright, in vece l'agent deve avere un vantaggio personale tangibile dal conflitto. Il tema in parola viene risolto con la definizione del CdI di Di Carlo che nell'ambito del primo dei tre elementi necessari a individuare il citato CdI (interesse primario del principal derivante da un rapporto di agenzia con particolare riferimento alla presenza nell'agent di un interesse secondario) chiarisce, traendo spunto da Thompson, che la maggior parte degli interessi secondari sono assolutamente legittimi e desiderabili entro certi limiti, divenendo criticabili nelle decisioni dell'agent. In tal senso essi hanno un peso tale da influenzare negativamente tutti gli interessi primari. Ne deduco, quindi, che tutti gli interessi secondari discendono da desideri, ma non viceversa, in considerazione che i desideri sono alla base degli interessi intesi come fattore che motiva il comportamento (cfr Maslow). Di fatto solo la determinazione del livello di severità del CdI permetterà di pervenire a una netta distinzione tra desiderio, interesse secondario e interferenza di questo ultimo sull'interesse primario

      Raffaele Polimeno

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    3. Alle risposte già esaustive di Arianna e Raffaele aggiungo qualche riflessione.
      Richiamerei anche il collegamento del concetto dei desideri senza interessi alla teoria dell'identità sociale che definisce il gruppo come luogo dove si origina l'identità sociale stessa. E' insita nella natura dell'uomo la tendenza a costituirsi in gruppi e a sentirsene parte, distaccandosi invece da quei gruppi dove non ci si riconosce. L'uomo si sente affine a ciò che riconosce intorno a lui come simile. Ed è da questo concetto che nascono i potenziali desideri senza interessi. Si pensi ad esempio ai tifosi che diventano azionisti della propria squadra di calcio. Sia che si accetti poi la definizione di Carson ( che include nel CdI il desiderio dell'agent di promuovere o anche ostacolare l'interesse di una terza parte anche senza avere un ritorno tangibile) sia che si accetti la definizione di Boatright (secondo cui perchè una situazione si configuri come CdI deve esserci invece la presenza di un ritorno personale tangibile, possibilmente economico ) questo non vuol dire che non bisogna dare evidenza alle distorsioni cognitive e pregiudiziali che nelle specifiche situazioni posso interferire sul processo decisinale dell'agent. Nasce da qui il richiamo al concetto del dovere di imparzialità, secondo cui è estremamente importante che tali distorsioni e pregiudizi siano controllabili dagli individui stessi. Precisi doveri di imparzialità, anche se dovrebbero essere scontati, è bene che siano richiamati espressamente nei codici etici aziendali e in particolare nelle norme sul rispetto delle policy del CdI.

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  2. è giusto affermare che la corruzione vede sempre un antecedente nel conflitto di interessi?

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    1. Direi di sì: la corruzione si presenta nel momento in cui un soggetto decide di agire anteponendo un interesse secondario al primario, e la semplice presenza di questi interessi costituisce la definizione di una situazione di conflitto di interessi.

      Arianna Patrignani

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    2. Per Resnick la corruzione non è altro che il comporatmento di quella persona che abusa del suo potere per fini personali. Essa è connotata da tre elementi principali:
      - una relazione di agenzia;
      - la presenza di un interesse secondario del soggetto delegato;
      - il prevalere dell'interesse secondario su quello primario.
      Come nel CdI c'è un interesse primario e uno secondario ma a differenza di questo non vi è la tensione a interferire dell'interesse secondario su quello primario, ma il primo sfocia in un comportamento improprio. Di conseguenza a monte della corruzione vi è sempre un conflitto di interessi così come argomentato da Arianna

      Raffaele Polimeno

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    3. Io non mi trovo completamente d'accordo, nel senso che sono concorde con Lei e con i commenti dei miei colleghi ma penso anche che ci sia un altro fattore da evidenziare: LA CULTURA.
      Tutti noi, nel nostro piccolo viviamo uno o più conflitti d'interesse, l'importante è saperli riconoscere ed evitare che possano sfociare in corruzione.

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    4. Io concordo con quanto detto da Arianna e Raffaele e convengo pienamente con quanto sostenuto da Carney: non possiamo infatti non riconoscere che tutti i casi di corruzione includono un conflitto d'interesse ma di certo non possiamo dire il contrario. Come abbiamo visto anche a lezione ci sono molti casi in cui un conflitto d'interesse si ferma alla sua forma potenziale o anche reale ma non costituisce un crimine o comunque non necessariamente sfocia nella corruzione. A tal proposito è vero anche quello che dice Federica e che abbiamo ripetuto più volte a lezione: ognuno di noi ogni giorno si trova di fronte a uno o più conflitti d'interesse ma questo non vuol dire che siamo tutti corrotti!!

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    5. Trovarsi in una situazione di CdI non implica necessariamente il fatto che un soggetto si comporti in modo opportunistico e non etico. Trovarsi in una situazione di CdI è solo uno stato di fatto (e non è di per sè un reato) che resta distinto dalla conseguente azione che si può intraprendere. Il CdI diventa corruzione solo quando il piatto della bilancia pesa di più a favore dell'interesse secondario. Quindi un CdI non implica necessariamente corruzione, mentre è vero che ogni caso di corruzione è stato generato da un CdI.
      E' importante inoltre distinguere il CdI dalla corruzione perchè se venissero equiparati in tutte le situazioni questo provocherebbe il fatto che si avvertirebbe la presenza del CdI solo in ipotesi di danno! facendo perdere efficacia ai rimedi per la sua gestione che, ricordiamo, riguardando ipotesi di rischio, sono sempre rimedi preventivi (a differenza delle azioni sanzionatorie contro la corruzione che agiscono ex post).

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  3. Ci può essere conflitto apparente senza conflitto reale?

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    1. Questa è facile, nel caso di conflitto potenziale siamo in presenza di conflitto apparente ma non reale. Per cui direi che la risposta è si.

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    2. Molto bene...e senza avere conflitto potenziale?

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    3. Senza conflitto potenziale la risposta è ancora più semplice, data la numerosità dei possibili casi. Infatti il cdi apparente presenta una caratteristica importante, è determinato non solo dal decisore ma soprattutto da parti che hanno interesse nei confronti dell'azione/decisione da prendere o già presa. Per cui basta una sola persona che vede una possibile situazione di cdi per essere in presenza di cdi apparente, anche se poi in sede decisionale non è così. Per cui la situazione descritta in domanda è secondo me la più probabile e verificata. Spero di aver espresso chiaramente il concetto e di aver interpretato bene quanto spiegato in classe.

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    4. Perfetto Ubaldo. Aggiungerei che nel conflitto di interessi apparente sono sufficienti i primi due elementi del conflitto: interesse primario e secondario. L'interferenza è percepita in modi diversi dagli osservatori esterni

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    5. Gli osservatori esterni potrebbero essere per esempio, gli studenti (quelli del questonario per intenderci) che vengono a conscenza del fatto che il professore ha nel corso anche suo figlio. Non è detto che tale interferenza ci sia nella realta, perchè non sappiamo come il professore si comporterà in sede d'esame con il figlio ma gli studenti comunque percepiscono un'interferenza.

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    6. Inoltre, come sostiene Resnik, molto spesso gli osservatori esterni (pensiamo sempre all'esempio degli studenti) avranno un giudizio diverso rispetto alle persone coinvonte nel conflitto d'interesse, proprio perchè è differente il grado di conoscenza relativo alla questione.

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    7. Il CdI apparente si presenta ogni qualvolta c'è un interesse primario e uno secondario. E' il terzo elemento, quello della tendenza a interferire dell'interesse secondario su quello primario, che può assumere diverse sfumature agli occhi degli osservatori esterni. E' bene sottolineare che queste diverse sfumature derivano essenzialmente dall'asimmetria informativa dei soggetti esterni, i quali magari non dispongono di sufficienti e uniformi informazioni per poter valutare opportunamente situazioni di CdI. Per cui può capitare che una stessa situazione sia valutata in maniera differente da diversi soggetti e addirittura può capitare anche che agli occhi degli osservatori appaia un'interferenza dell'interesse secondario di un agent quando in realtà non è detto che questa effettivamente ci sia (es. caso del professore che deve valutare un alunno col suo stesso cognome ma verso cui non alcun legame di parentela, gli studenti potrebbero vedere solo il caso di omonimia non sapendo che comunque non ci sono legami).
      E' importante quindi in ultimo sottolineare il CdI apparente potenzialmente sia anche più dannoso di quello reale e potenziale perchè può essere tale da danneggiare anche seriamente l'immagine dell'agent e dell'azienda anche quando non ci siano interferneze sull'interesse primario! E' importantissimo in quest'ottica quindi salvaguardare la credibilità e la reputazione del proprio operato e della propria azienda, in particolar modo se si svolgono funzioni particolari (es. per un direttore acquisti questo aspetto sarà ancora più fondamentale!)

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  4. Sono fiducioso!
    In attesa di un vostro contraccambio (attivismo su questo blog), annuncio che la regola del -0,5 a risposta sbagliata è stata eliminata.

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    1. http://www.trentotoday.it/cronaca/iene-cooperativa-progetto-92-minori.html Leggendo questo articolo mi sono tornate alla mente le immagini di quel bambino che è stato allontanato dalla madre, strattonato con forza dai servizi sociali davanti alla propria scuola a Padova...immagini che hanno fatto il giro del mondo. Magari è un "fuori tema" però stavo leggendo l'articolo e ho pensato di postarlo anche a voi.

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  5. Qual è il diverso ruolo che gioca l'interesse tangibile e il desiderio nel voto nel portafoglio (vedere lezione mia e del Prof. Becchetti)

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    1. Da quello che ricordo della lezione credo che la distinzione sia simile a quella che esiste tra desiderio e interesse secondario. Nel caso di voto con portafoglio il consumatore decide di premiare le aziende che sente più affini e allineate al proprio sistema valoriale. In generale, il consumatore consapevole (e quindi non solo desideroso di premiare, ma informato correttamente) vota un'azienda (compra da quell'azienda e boicotta le altre) per desiderio e non per interesse tangibile.

      Arianna Patrignani

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    2. Allora, visto che nessun'altro risponde...provo a trovare l'errore nella mia risposta.

      L'economia civile cerca di raffinare la consapevolezza del consumatore (il "consumattore"). Il semplice desiderio di premiare le aziende migliori non basta, perché non si percepisce il reale impatto che le scelte di consumo possono avere sul miglioramento della vita di tutti. Trasformare il desiderio in interesse tangibile significa rendere possibile l'esercizio di un potere estremamente importante, quello cioè di ricalibrare il sistema economico non più sulla (sola) ricerca del profitto, ma sulla massimizzazione del benessere sociale, sulla creazione di valore oltre il lucro, in una visione di lungo periodo nell'interesse anche delle stesse imprese.

      Arianna

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  6. provo a rispondere alla prima domanda:
    il desiderio è rappresentato da una pulsione, una simpatia che potrebbe influenzare un comportamento. Dire che un desiderio determina una situazione di conflitto di interesse banalizzerebbe il concetto di conflitto di interesse. La situazione generata dal desiderio va gestita attraverso il ricorso al dovere di imparzialità.

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    1. Bene Alberto!
      Quali sono le conseguenze se non soddisfo un desiderio? e se invece non soddisfo un interesse? Provate a fare un esempio

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    2. Potrei portare l'esempio fatto da lei in classe ma mi sforzo di trovarne un altro :)

      Il desiderio di un buyer di premiare un fornitore perché sponsor della propria squadra di calcio. In questo caso non siamo in presenza di un interesse secondario in quanto la scelta di quel fornitore non comporterebbe il soddisfacimento di un bisogno. Se invece il buyer preferisse quel fornitore perché il figlio è occupato in quell'azienda saremmo in presenza di un conflitto di interessi.

      Arianna Patrignani

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    3. Arianna, e se il fornitore ritirasse la sponsorizzazione perché non favorito dal buyer?

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    4. Allora, se ho inteso bene la domanda, credo che neanche in questo caso saremmo in presenza di conflitto di interessi: il fatto che il buyer tifi per la squadra sponsorizzata dal fornitore non comporta la presenza di un interesse secondario, come dicevo, quindi anche se il fornitore minacciasse di ritirare la sponsorizzazione non si creerebbe automaticamente un interesse per il buyer. Per dirla in maniera più semplice, il buyer continuerebbe a non avere alcun vantaggio personale proprio perché i rapporti tra la squadra e lo sponsor/fornitore non lo riguardano e da quel rapporto deriva esclusivamente un desiderio, che cesserebbe nel momento in cui l'azienda smettesse di essere sponsor della squadra.

      Arianna

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    5. La sponsorizzazione è un legame finanziario con il fornitore!
      Non può essere solo un desiderio quello che lega il buyer al fornitore, in quanto perdere la sponsorizzazione (questo è l'interesse secondario) genera un costo per il buyer..

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  7. La sponsorizzazione è un legame finanziario tra il fornitore e la squadra, non tra il buyer e il fornitore. Mi sono spiegata male nell'esempio, quando ho scritto "la propria squadra di calcio": intendevo la squadra per la quale il buyer tifa...se fosse di sua proprietà ovviamente ci sarebbe un interesse secondario, e non si tratterebbe affatto di un desiderio.

    Arianna

    Arianna

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  8. Qual è la principale differenza tra la definizione di conflitto di interessi proposta a lezione e quella contenuta nel codice etico di Pfizer?

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    1. Io credo che consista nel fatto che nella definizione proposta dal codice etico di Pfizer non c'è la presenza dei tre elementi (interesse primario del principale, presenza nell'agente di un interesse secondario; interferenza dell'interesse secondario dell'agente con l'interesse primario del principale) che invece noi a lezioni abbiamo definito fondamentali per riconoscere un qualsiasi CdI.

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    2. Nel Blue Book di Pfizer, pur essendoci un paragrafo dedicato appositamente al CdI, non è presente una definizione puntuale ed esaustiva dello stesso. Viene scritto esplicitamente che il motivo per cui non si vuole essere troppo specifici è dato dal voler evitare il rischio di limitare l'applicazione della politica (a lezione abbiamo invece sottolineato più volte l'importanza di definire in maniera precisa il CdI, possibilmente integrandolo con una lista di esempi di situazione specifiche, al fine di ridurre il più possibile la discrezionalità di un soggetto nel valutare le proprie situazioni). Non sono definiti esplicitamente i tre elementi che caratterizzano il CdI così come visti a lezione ma si parla comunque di interessi personali contro interessi dell'azienda (o di interesse esterno che possa incidere sulle motivazioni o prestazioni sul lavoro), così come non sono definite esplicitamente le tre tipologie di CdI reale, potenziale e apparente anche se concettualmente, attraverso esempi e domande, il codice richiama comunque ad essi. Viene sottolineata continuamente l'assoluta importanza di non creare danno in alcun modo alla reputazione e all'immagine dell'azienda.
      Da sottolineare infine l'estrema articolazione e strutturazione all'interno di Pfizer della Divisione Compliace e del relativo programma di compliance aziendale [ ammirevole! :) ]

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  9. Nel codice etico di Pfizer assume rilievo anche il conflitto di interessi apparente?

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    1. Si, in particolare il riferimento avviene in maniera esplicita con riguardo all'esempio della domanda "Il mio coniuge ha un interesse in un Vendor potenziale che Pfizer sta cercando per lo sviluppo di determinati materiali pubblicitari. Tuttavia il mio ruolo non comporta responsabilità decisionali nella scelta del vendor. Devo informare l'azienda? R: Si. tutti i conflitti potenziali, o anche l'apparenza di un conflitto, possono danneggiare la reputazione dell'azienda e devono perciò esser rivelati per iscritto al supervisore dell'Ufficio Legale.

      Raffaele POLIMENO

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    2. Si: tale conflitto viene valorizzato in D e R nel caso del coniuge che ha un interesse proprietario in un vendor potenziale che Pfizer sta cercando per lo sviluppo di determinati materiali pubblicitari.

      Raffaele POLIMENO

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    3. Aggiungo che, oltre all'esempio della domanda e risposta citata da Raffaele, il CdI apparente viene indicato anche se non esplicitamente all'interno del paragrafo sul Conflitto di Interessi. Con la frase "anche il sospetto di un conflitto potrebbe danneggiare la tua reputazione e quella dell'azienda" è evidente il riferimento alla tipologia di CdI apparente pur non essendo stata definita esplicitamente da nessuna parte.

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  10. Di seguito la definizione di conflitto di interessi contenuta nel codice etico del gruppo Cembre:

    Un conflitto di interessi si verifica quando un dipendente o un collaboratore impegnato a svolgere un incarico per conto della Società, ha un interesse privato, effettivo o potenziale, che è:
    • contrario al miglior interesse della società;
    • così rilevante da influenzare il giudizio o il comportamento imparziale che deve essere sempre garantito.

    Utilizzando la definizione di cui sopra, la situazione seguente genera conflitto di interessi?

    "Sono il responsabile del personale (ma non il proprietario) di un’azienda e, nel suo esclusivo interesse, decido di assumere, dopo un'approfondita valutazione del CV, un mio stretto familiare che, tra i candidati, è il più competente per ricoprire un certo ruolo. Il legame familiare non ha né interferito né intralciato la capacità di prendere, in modo imparziale ed obiettivo, la decisione di assunzione nell’interesse esclusivo dell’impresa"

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    1. Se diamo per assunto che il responsabile del personale ha agito nel miglio interesse della società e che il legame familiare non ha influenzato la decisione nell'interesse dell'azienda, stante la definizione proposta non ci troveremmo di fronte a un CdI. Per la dottrina proposta dalla letteratura (RESNIK e DAVIS) potremmo invece trovarci di fronte a un CdI apparente, fattispecie non contemplata dal definizione di riferimento.

      Raffaele POLIMENO

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    2. Anche secondo me no, perchè nella definizione proposta viene specificato che il conflitto d'interessi si verifica nel momento in cui non si agisce nell'interesse dell'azienda. Ma se dopo un' ATTENTA E SCRUPOLOSA analisi dei cv io decido di assumere la persona più competente ho sicuramente preso la decisione migliore per la mia azienda. Anche perchè la mia scelta è stata presa svolgendo l'attività che mi compete in quanto responsabile del personale e quindi quella di selezionare e valutare attraverso lo studio di cv. Proprio in virtù del ruolo che ricopro, a mio avviso sarebbe stata scorretta la decisione contraria: seppure riconoscendo le qualità del mio familiare non procedere con l'assunzione perchè influenzato dal legame di parentela. Allora si che avrei danneggiato la mia azienda, precludendo la possibilità di far entrare nell'organico una persona molto competente.

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    3. Secondo me invece essendo specificato nella definizione di conflitto di interessi anche il termine "potenziale", riferito all'interesse privato del dipendente, in questo caso siamo in presenza di CDI. Leggendo la descrizione del caso appare chiaro come il dipendente abbia agito in buona fede e senza farsi influenzare, ma agli occhi di terzi siamo comunque in presenza di un conflitto potenziale, per cui il dipendente avrebbe dovuto delegare la decisione ad un altro persona, per eludere ogni sospetto.

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    4. La definizione contiene almeno due limiti:
      1) Non fornisce una definizione di conflitto potenziale (è quello che noi abbiamo definito conflitto apparente? Così come inteso da Ubaldo?)
      2) Si lascia al soggetto in conflitto valutare se: ha agito nel miglior interesse della società e se c'è stata influenza. A lezione abbiamo detto che l'individuo, soprattutto se in conflitto di interessi, potrebbe arrivare, anche inconsapevolmente, a giudizi distorti. Ne consegue che in tal caso potrebbe non avvertire il conflitto di interessi

      Possibile soluzione:
      1) Indicare in modo esplicito che situazioni come quella delineata generano conflitto di interessi, anche se solo apparente;
      2) Indicare nella procedura di selezione del personale quali sono i punteggi che si attribuiscono, ad esempio, alla conoscenza dell'inglese, alle esperienze pregresse, ecc. Ciò limita la discrezionalità del soggetto decisore.
      3) Motivare la decisione presa
      2) Lasciare che un soggetto terzo possa valutare la decisione del responsabile acquisti, ad esempio, verificando il rispetto della procedura e/o attraverso un colloquio con il candidato selezionato

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  11. Il codice etico di Pfizer indica un limite di importo per quanto riguarda l'accettazione di doni?

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    1. No, anche se vieta al dipendente e ai membri della propria famiglia di accettare donazioni, regali, gratifiche, servizi intrattenimento o oggetti di valore maggiore di un valore simbolico da o a fornitori, clienti dell'azienda o alttre terze parti. I regali di valore simbolico sono consentiti se non diventano una prassi consolidata. Peraltro viene contemplata anche l'eventualità in cui il dipendente si trovi nella condizione di dover accettare un regalo perché altrimenti nel paese in cui opera sarebbe considerato un' offesa non accettare. In tal senso, per preservare il rapporto con il fornitore, il regalo può essere accettato come proprietà dell'azienda.

      Raffaele Polimeno

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    2. Con riferimento al discorso doni e regali, vorrei aggiungere anche l'espresso divieto di Pfizer alle pratiche della cosiddetta "corruzione commerciale", non illegali in tutti paesi, consistenti nel donare qualcosa di valore ad un intermediario di nascosto del suo capo o supervisore per influenzarne la condotta. Pfizer vieta nella maniera più assoluta questo tipo di pratiche.
      Inoltre, se posso aggiungere un mio commento, nella lettura del Blue Book ho molto apprezzato, oltre l'estrema chiarezza, i valori e l'articolato sistema di compliance di Pfizer, la presenza dell'originale, presumo, paragrafo delle "domande da porsi" per valutare le proprie situazioni di CdI che ritengo siano molto importanti per stimolare alla riflessione e alla corretta valutazione delle stesse tanto quanto lo sono, come detto più volte a lezione, le liste esemplificative (ma purtroppo mai esaustive) di situazioni di CdI.

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  12. Perché è importante dare un limite anziché riferirsi al concetto di "modico valore"?

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    1. E' importante definire un limite nel concetto di modico valore in quanto, così facendo, è possibile limitare la valutazione del dipendente e della conseguente relativizzazione della stima del bene ricevuto (esempio scatola di cioccolatini vs Rolex). In tal modo , soprattutto nei codici etici aziendali è possibile standardizzare i comportamenti dei dipendenti evitando che si generino conflitti di interessi. In ogni caso riterrei che anche la politica aziendale attuata da Pfizer, richiamata nelle precedente domanda, è efficace.

      Raffaele Polimeno

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  13. E' utile e pratico fornire un limite circa il concetto di modico valore. Si evitano in tal modo valutazioni soggettive. Differentemente, sarebbe necessario affidarsi alla valutazione di un soggetto terzo (es. giudice). Oltre ad indicare un limite quantitativo (es. valore: "importo inferiore a €100") sarebbe opportuno indicare il numero di donativi che si possono accettare in un dato periodo di tempo (es. nel corso di un anno). In effetti, valutando l'argomento in termini analogici, la questione della proporzionalità tra l'atto compiuto o da compiere e il compenso / dono ricevuto è molto dibattuta in giurisprudenza, relativamente al reato di corruzione. La questione è sorta in riferimento alla prassi dei regali fatti dai pazienti ai medici del Servizio Sanitario Nazionale. La Cassazione si è pronunciata sostenendo che sia necessario un giudizio di proporzione tra il dono e l'atto d'ufficio.

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  14. Senza girarci troppo intorno, "modico" è un concetto soggettivo e, in quanto tale, un bene a cui si attribuisce questo appellativo assume un valore diverso a seconda della persona che lo riceve e può dar luogo ad interpretazioni che, sebbene fatte in buona fede (e qui si aprirebbe un altro scenario), possono differire molto tra un dipendente di un'azienda e il suo amministratore delegato, per esempio.

    Giuseppe Russo

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  15. Sul modico valore...molto bene tutti! Grazie a Montagano per l'approfondimento giuridico

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    1. Relativamente al concetto di modico valore, oltre a quanto già esaurientemente detto dai colleghi, aggiungerei un richiamo alla teoria della reciprocità di Gouldner. Secondo tale teoria chi ha ricevuto un dono o un beneficio si sente "in obbligo" di aiutare i propri benefattori. Tale sensazione di sentirsi in obbligo a ricambiare il favore ovviamente cresce tanto più è grande il dono ricevuto (il modico valore, che va comunque stabilito per eliminare la discrezionalità, abbassa questa pretesa e fa sentire meno in dovere di contraccambiare). In una situazione in cui si riceve un regalo il terzo elemento del CdI, e cioè la tendenza a interferire dell'interesse secondario su quello primario, nasce proprio dal rapporto di reciprocità.

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  16. Sulla base di quanto emerso nelle lezioni del modulo di Etica e nei doc da studiare per l'esame, provate anche voi a porre qualche domanda

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  17. Vorrei sottoporre a discussione il caso di Legambiente, di cui ho letto un articolo sul Fatto Quotidiano:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/10/legambiente-fa-business-con-lecologia-i-dubbi-degli-esperti-e-una-onlus/1003675/

    Non riepilogo il caso chiedendovi di leggere prima l'articolo e vado direttamente ad alcune riflessioni che trovo interessanti.

    Il motivo per cui Legambiente ha deciso di fare impresa, seppur indirettamente attraverso altre società ad essa strettamente connesse, potrebbe rientrare nella mission della Onlus stessa: promuovere il settore dell'efficienza energetica attraverso sforzi concreti.Se il fine è comprensibile, il conflitto di interessi diventa evidente nel momento in cui gli stessi vertici della Onlus compaiono con ruoli decisivi all'interno delle società che lucrano nel settore delle fonti rinnovabili, svolgendo allo stesso tempo una funzione non lucrativa di utilità sociale (come Onlus, partecipando anche alla formazione di leggi sugli incentivi pubblici per le energie rinnovabili) e dall'altra avendo evidenti interessi di business che nulla hanno a che fare con l'utilità sociale, almeno sulla carta.

    Dando per scontata la presenza del conflitto di interessi, quantomeno apparente, vorrei provare a giudicarne la gravità e a ipotizzare possibili soluzioni, sulla base del materiale che il Prof. Di Carlo ci ha fornito.

    1. definizione del conflitto di interessi: l'agente (la Onlus Legambiente) ha come interesse primario quello di promuovere fonti di energia rinnovabili per conto del principale, la comunità. L'interesse secondario è il guadagno che alcune persone fisiche che dovrebbero agire per l'esclusivo interesse della Onlus potrebbero avere attraverso le altre società ad essa connesse che operano nel settore delle energie rinnovabili.

    2. aree di rischio: il tavolo del legislatore al quale è invitata la Onlus, contribuendo alla definizione di leggi in favore del settore delle fonti di energia rinnovabile. (se ne potrebbero trovare altre?)
    Da notare che i due interessi (primario e secondario) non necessariamente sono in contrasto tra di loro, in quanto il favorire di politiche pubbliche basate sugli incentivi statali per le energie rinnovabili potrebbero favorire anche la comunità e non solo incrementare il guadagno delle società.

    3. Valutazione della severità del CdI:
    a) Probabilità di influenza negativa dell'interesse secondario su quello primario:
    - Valore dell'interesse secondario: forti legami finanziari tra i vertici della Onlus e le società.
    - Portata del conflitto: il legame finanziario crea una portata di conflitto molto elevata visto l'evidente vantaggio che le persone coinvolte potrebbero ottenere.

    b) Gravità del conflitto:
    - Valore dell'interesse primario: immagine e reputazione della Onlus; protezione di interessi ambientali di carattere generale degni di tutela.
    - portata delle conseguenze: danno all'immagine della Onlus; danno al mercato delle fonti rinnovabili, in quanto il presidente della onlus (anche A.D. o azionista della società che produce pannelli solari) avrà più interesse a favorire il settore energetico in cui opera la sua azienda piuttosto che un altro settore.

    4. delineare i rimedi per affrontare il CdI:
    - La severità del conflitto è potenzialmente alta.
    - La capacità di gestire il conflitto è possibile attuando la legislazione oggi in vigore sulle Onlus, alle quali è vietato di fare attività d’impresa.
    - Conseguenze della proibizione di ricoprire incarichi in queste società o avere controllo finanziario su di esse da parte di tutti i membri degli organi direttivi della Onlus: eliminazione del conflitto di interessi.
    Ciò detto io dedurrei che la soluzione più adatta al caso sia proprio la proibizione dei doppi incarichi o comunque del controllo azionario.

    Mi scuso per la lunghezza dell’intervento…tutto quello che ho scritto è ovviamente contestabile, integrabile e soggetto ad altre idee e punti di vista.


    Arianna Patrignani

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    1. Bellissima analisi, con ottima applicazione della teoria. avrei aggiunto solo qualche ipotesi sulla discrezionalità e sulla rendicontazione
      GRAZIE ARIANNA
      In attesa di altri commenti...

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    2. Per completare le ottime di osservazioni di Arianna, su cui convergo in toto, e seguendo i suggerimenti del prof Di Carlo, vorrei provare a completare il discorso sul gravo di severità basandomi sulla matrice proposta da Thompson, sollevando però una perplessità.

      - Probabilità di influenza negativa dell'interesse secondario sul primario nelle decisioni dell'agente: l'estensione della DISCREZIONALITA', ovvero la libertà di azione di cui godono i responsabili, essendo molto elevata, determina un'altissima gamma di probabilità di influenza.

      -Gravità del conflitto: dando per assodato che il conflitto è più serio lì dove è minore la portata della RENDICONTAZIONE dell'agent, mi sono chiesto come interpretare la situazione. Di fatto suppongo che le decisioni dell'agent siano sicuramente sottoposte a riesame di organismi indipendenti, ma quali? E siamo sicuri che gli stessi non siano in Cdi? Attendo lumi.

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  18. Il caso del vaccino anti-AIDS.

    http://www.corriere.it/salute/14_maggio_16/caso-vaccino-anti-aids-interrogazione-ministro-lorenzin-3f67ddf4-dcd8-11e3-a199-c0de7a3de7c1.shtml

    Sul modello di risposta di Arianna Patrignani, chi se la sente di valutare il conflitto di interessi della ricercatrice e di trovare il rimedio più opportuno per affrontarlo?

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  19. per prima cosa cerco di individuare l'interesse primario che è costituito dalla tutela della salute dei cittadini, l'interesse secondario i futuri profitti derivanti dall'uso esclusivo dei brevetti, l'interferenza l'interesse privato della ricercatrice socio di maggioranza della società nonché la presenza dell'amministratore unico Cozzone che è anche consulente dell' istituto superiore di sanità(di seguito ISS),

    in questo caso il conflitto di interessi è reale, ma non è stato valutato come tale dall'ISS che, nel motivare la cessione del brevetto alla Vaxxit, ritiene che la presenza nella compagine societaria della ricercatrice favorirà l'interesse pubblico costituito dal fatto di poter reperire i fondi e portare a termine la ricerca, sembra quindi secondo le motivazioni dell'ISS che l'interesse primario e secondario non confliggano tra loro
    l'interesse primario valutato dall'ISS non è costituito dalla tutela della salute dei cittadini ma dalla necessità di reperire i fondi e portare a termine la ricerca
    soluzioni
    affiderei i risultati della ricerca finora ottenuti ad un soggetto terzo (comitato scientifico) al fine di valutarne la bontà
    posto che i risultati siano attendibili affiderei i brevetti ad un soggetto terzo,
    la ricercatrice in qualità di direttore del centro nazionale aids dell'ISS dovrà mettere a disposizione tutta la documentazione e le conoscenze per perseguire l'interesse primario ossia la salute dei cittadini

    Carla Cristofani


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    1. Molto bene...qualcosa in più sul grado di severità? In particolare sulla portata del conflitto e sulla portata delle conseguenze?

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  20. dovendo valutare il grado di severità analizzo il valore dell'interesse secondario rappresentato dalla possibilità di sfruttare i brevetti in via esclusiva per 18 mesi e sfruttamento economico del brevetto dopo tale periodo; l'interesse primario la tutela della salute dei cittadini è un interesse diffuso vista la numerosità dei cittadini - i valori dei due interessi sono elevati

    al momento in cui il vaccino verrà prodotto e prescritto la portata del conflitto sarà ampia e profonda
    si concederà all' impresa la possibilità di sfruttare economicamente i brevetti e ciò le consentirà di avere una posizione dominante rispetto alle altre imprese del settore, la portata delle conseguenze non può che essere ampia vista la numerosità dei soggetti destinatari

    per ciò che concerne l'estensione della discrezionalità e quello della rendicontazione, nel leggere l'articolo si dice che Agnoletto abbia denunciato altri ulteriori fatti avvenuti in passato che configurano altri conflitti di interessi ISS non ha dato chiarimenti precisi e puntuali ma si è limitato a dire "tutta invidia"
    appare quindi improbabile agli occhi un soggetto esterno che il giudizio sulla validità del vaccino non sia stato inficiato da conflitto di interesse,
    molto probabilmente la rendicontazione non è molto estesa la ricercatrice riporterà direttamente al Ministro

    la severità del cdi appare elevata

    le aree di rischio: finanziamenti, risultati della ricerca

    Carla Cristofani

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  21. Concordo pienamente con l'analisi svolta da Alessandro, posso aggiungere che in questo caso, così come in quello analizzato da Carla, la severità del conflitto d'interesse è elevata.
    A mio avviso inoltre il ruolo dell'informazione è stato comunque fondamentale, ricordo infatti di servizi mandati in onda nei vari paesi europei e non, in cui si parlava dell'influenza H1N1 con toni differenti e sopratutto dando a tale virus un peso ed una gravità diverse.

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  22. DOMANDA:
    Nel codice di comportamento dei dipendenti pubblici non mi pare si menzioni il conflitto di interessi apparente, ma a mio avviso è richiamato in maniera implicita almeno in due articoli mi sapete dire quali?

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  23. Caro Alberto ma è la settimana enigmistica!!?

    se rispondo e ci prendo, che cosa vinco???

    Carla Cristofani

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  24. Provo a rispondere alla domanda di ALBERTO.
    A mio parere possiamo trovare qualcosa riguardo il CDI apparente nei punti che riguardano:

    - "Principi" laddove si legge: "Il dipendente mantiene una posizione di indipendenza al fine di evitare di prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni, anche solo apparente, di conflitto di interessi".

    - "Partecipazione ad associazioni ed altre organizzazioni" dove si legge che il dipendente deve comunicare la propria adesione ad associazioni i cui interessi siano coinvolti dallo svolgimento dell'attività d'ufficio.

    - "Trasparenza negli interessi finanziari" in cui il dirigente comunica all'amministratore le partecipazioni azionarie e altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione pubblica che svolge.

    Giuseppe RUSSO

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  25. Caro Giuseppe, questo è il testo del DM 28.11.2000 che stato abrogato dal DPR 16 APRILE 2013 N.62. Il DPR citato, nella parte dei principi, non recita più "anche solo apparente" tuttavia vi sono dei richiami generici a mio avviso assimilabili laddove si dice che "...il dipendente evita situazioni e comportamenti che possano ostacolare il corretto adempimento dei compiti o nuocere agli interessi o all'immagine della P.A..." Un altro richiamo ai comportamenti che possono nuocere all'immagine della P.A. si ha all'articolo 10 "comportamento nei rapporti privati". Per Carla scusa per la formulazione da settimana enigmistica non era voluta ....

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    1. Un ulteriore richiamo al divieto di ledere l'immagine della pubblica amministrazione si ha anche all'articolo 12 comma 2, secondo cui il dipendente deve astenersi da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell'amministrazione. E comunque in generale in tutto l'articolo e laddove si parla di come il dipendente debba svolgere il proprio lavoro secondo il rispetto degli standard di qualità e di quantità fissati dall'amministrazione ( in merito a spirito di servizio, cortesia, correttezza, disponibilità, tempestività, assunzione di responsabilità, ecc) si ha comunque un evidente invito a non minare l'immagine e la reputazione della stessa.

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    2. Comunque stavo pensando che la prossima volta che mi trovo in un ufficio pubblico e qualcuno non fa il suo dovere gli ricordo il codice di comportamento dei dipendenti pubblici! :-) soprattutto l'articolo 12! :-)

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  26. Grazie ALBERTO,
    la tua domanda mi è stata molto utile per capire che il DPR ha portato cambiamenti sostanziali rispetto al vecchio DM.

    Giuseppe RUSSO

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  27. Cari colleghi anche il Codice deontologico forense (Deliberato dal CNF 12\06\2008) tratta il tema del conflitto d'interessi. Come illustrato nel materiale didattico, il rapporto avvocato (agent) - cliente (principal) è un esempio di quella relazione d'agenzia alla base della nozione di CDI. Riporto l'articolo in questione in quanto, a mio avviso, contiene sia una definizione del CDI che un rimedio per evitarlo/gestirlo:

    Art. 37­ – Conflitto di interessi.
    L’avvocato ha l’obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa determini un conflitto con gli interessi di un proprio assistito o interferisca con lo svolgimento di altro incarico anche non professionale.
    I. Sussiste conflitto di interessi anche nel caso in cui l’espletamento di un nuovo mandato determini la violazione del segreto sulle informazioni fornite da altro assistito, ovvero quando la conoscenza degli affari di una parte possa avvantaggiare ingiustamente un altro assistito, ovvero quando lo svolgimento di un precedente mandato limiti l’indipendenza dell’avvocato nello svolgimento di un nuovo incarico.
    II. L’obbligo di astensione opera altresì se le parti aventi interessi confliggenti si rivolgano ad avvocati che siano partecipi di una stessa società di avvocati o associazione professionale o che esercitino negli stessi locali.

    Nella prima parte l'art. mi pare delineare un CDI attuale o reale, riferendosi ad un obbligo di astensione da porre in essere solo quando "«un attività professionale ( che può essere tanto un interesse secondario di tipo finanziario, es. un'attività commerciale, quanto un altro interesse primario, es. altro assistito- principal) DETERMINI un conflitto d'interessi»" o "INTERFERISCA ......." (l'interferenza è il terzo requisito del CDI);
    Al primo capoverso, invece, pare fornire una esemplificazione di un CDI, così come tipico dei codici etici/di condotta delle organizzazioni pubbliche e private.
    Mi piacerebbe sapere se la mia analisi è condivisibile oppure leggereste l'art.37 in altro modo? Grazie
    Diego Testa

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